Il cameriere

IL CAMERIERE

Fare il cameriere, a differenza di ciò che si potrebbe pensare, non è poi un mestiere così “meccanico”: un cameriere che si rispetti deve avere tante abilità, e tra queste spiccano sicuramente il mettere a proprio agio il cliente, essere sempre garbato e sorridente, risolvere i problemi che gli si pongono davanti con astuzia e furbizia, fare sempre di tutto per far contento e accondiscendere chi si ha davanti. Tutte doti che, chi mi conosce sa, io non posseggo.

Però ne posseggo altre, molto interessanti: so lamentarmi, so essere fastidioso, so perfettamente come non farti sentire a tuo agio, e so farti liberare un tavolo se ne ho abbastanza di te e voglio che tu te ne vada via.

Doti che, come si può ben immaginare, non sono apprezzabili in un cameriere. Ma si sa, chi per questi mari va, questi pesci piglia.

Quali mari? Ma mi sembra chiaro: i mari tempestosi in cui navigano i “datori di lavoro” scorretti, taccagni e inadeguati.

“Inadeguato” è il termine che mi è sembrato più giusto per definire una persona che ricopre un ruolo che in realtà non potrebbe affatto rivestire, senza nessun tipo di competenza o capacità. È li perché ce l’hanno messo.

Perché Francesco fa il cameriere? Vediamo.. Francesco fa il cameriere non tanto per soldi; infatti, facendo due conti risulta che se ho lavorato (come è stato) dalle 18:30 alle 03:30, sono nove ore di lavoro. Dividendo la mia paga (trenta euro) per queste nove ore di lavoro, otteniamo un risultato davvero triste: 3,333333333 Euro/ora.

La polacca che viene a casa a pulire ne prende quasi il triplo (e puzza).

La mia giornata lavorativa si compone in questa maniera: c’è l’inizio, dalle 18:30 alle 20 circa, in cui si compiono azioni di routine, come pulire i tavoli, preparare i blocchetti delle comande, controllare che tutto sia in ordine, etc etc. Una seconda parte in cui la gente inizia a venire, quindi si prende tovagliette, menu, bicchieri, ordinazioni e tutto il resto per le successive tre ore, ossia diciamo dalle 20:30 alle 23:30. Ma anche oltre. Passato l’inferno, durante il quale provo più volte a svignarmela per tre minuti di aria, finchè dopo il terzo secondo (non minuto, come m’ero prefissato) mi sento chiamare da quel cretino del figlio del proprietario il cui mazzo pesa davvero tanto, e quindi devo rientrare, c’è una fase davvero interessante: è come un limbo, una sorta di quiete dopo la tempesta. Come dopo una partita, quando ti senti in pace: la gente se n’è andata, restano solo due tavolini con qualcuno seduto che non si azzarda affatto ad ordinare niente altro, e quindi si può stare tranquilli e rilassati, finchè piano piano, tavolino dopo tavolino, non si “leva mano”.

Arriva il momento della spartizione delle mance.

Ma com’è che le mance i clienti le mettono nella buattella solo quando ci sono io davanti? Facile, il nostro amico furbetto, quando “nessuno” lo vede, prende le mancette e se le chiava in saccoccia. È esattamente quello che è successo stasera.

No, in verità stasera è successo qualcosa di infinitamente più grave: non solo sono finite meno mance di quanto avrebbero dovuto, nella buattella. Ma ad un certo punto sono scomparse anche quelle che c’erano già..!!!

Già, oltre svariate monete da uno e due euro, un gentile cliente a metà serata ha affondato nella buattella una bella banconota da 10 euro. Della quale, a fine serata, s’è persa ogni traccia.

Alla mia domanda di dove fossero finiti quei dieci euro, m’è stato risposto che me li sono sognati.

Alla spartizione delle mance, addirittura, mi sarebbero attoccati quattro euro “perché le mance le deve avere anche il cuoco”.

Il suddetto cuoco, pochi minuti prima, s’era lamentato con me perché non gli sarebbero spettate mance. Naturalmente faccio notare questa cosa al “collega” e questo, con fare fraterno, mi allunga un euro in segno di extra pagamento “ma senza farti vedere da nessuno!”.

Mah.. Se dicessi che sono figlio di insegnante, di dentista, e che prima o poi (storto o morto) diventerò ingegnere (quindi in sostanza se dicessi che quel pub, se volessi, me lo comprerei con tutti i dipendenti dentro), vanificherei il mio tentativo di distaccarmi dalle “comodità” a cui sono abituato, dalle “certezze” economiche quotidiane, e dalla superficialità con cui tratto il denaro.

Però c’è da dire che mio padre non mi ha pagato la scuola e l’università per farmi trattare una merda da gente che non è manco degna di farmi da segretaria. E quindi? Persevero nel mio tentativo di comprendere quanto schifo farebbe la mia vita se non portassi a termine la mia avventura universitaria, oppure cedo al confort donatomi da “mamma e papà” e mi concentro unicamente su qualcosa che potrebbe rendermi in grado, un giorno, di andare in un pub del genere e guardare dall’alto in basso il proprietario, come esso ha fatto con me in passato, e dirgli “non sei nessuno” ?




Posted settembre 6, 2009 by Francesco under Pensieri

Leave a Reply